Rumore di pale e un leggero vento di una notte di mezza estate accarezza dolcemente i nostri volti. Sento le sue labbra vellutate sulle mie, il suo corpo da dea scaldare il mio. E’ un crogiuolo di sensazioni idilliache, sembra un sogno ma non lo è. Lei è reale, la sento qui a fare l’amore con me. Quegli attimi sembrano durare minuti, ore, forse giorni e si arrendono solamente al cospetto del caldo abbraccio del sonno.
Riapro gli occhi, tocco il cielo con un dito ma al mio fianco non c’è nessuno. Possibile che sia stato solo un sogno? Claudicante e trattenuto dal sonno mi trascino fino in cucina. Penso e ripenso. Un sogno. Maledettamente reale eppure piacevolmente meraviglioso.
Un cyber caffè caldo da quattro soldi mi spacca le budella riportandomi alla realtà. Gli espressi da bar sono illegali, una volta erano la quotidianità.
Li sto aspettando.
Bussano alla mia porta, sono venuti per arrestare me, l’unico tra i trecentoundici inquilini di questo sgangherato grattacielo. Mi ammanettano, mentre sciorinano le numerose leggi che ho infranto. Sento solo l’ultima frase : “Sognare è reato figliolo, non lo sapevi?” .
“Non sognare è la vera condanna, Signore” rispondo io.
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