mercoledì 4 settembre 2013

Il sacrificio



Capitava solo una volta all'anno e Stephen si sacrificava ben volentieri per la messa di commemorazione di suo nonno.
Ogni volta che varcava il grande portone in legno della Chiesa, che sovrastava il villaggio in cui i nonni erano invecchiati, si sentiva assalito da un'insolita sensazione.
Stephen non era credente ma si sentiva moralmente in dovere di comportarsi da spettatore in quel determinato giorno dell'anno.
Anche quel martedì entrò in chiesa, accompagnato dal rintocco delle campane. Il sacro e dispersivo edificio accoglieva un paio di dozzine di fedeli. Stephen si avvicinò al banchetto dove già la nonna sedeva da molti minuti prima e si accomodò, senza proferire parola.
Quando la messa iniziò si limitò ad osservare, proprio come le altre volte, ma si accorse che qualcosa, quel giorno, era diverso.
Forse era il fatto che a celebrare la messa non ci fosse padre Lawrence, il prete che lo aveva visto crescere? Oppure era l'intonaco bianco e fresco che aveva sostituito il più giallino e spento color crema?
Non riusciva a capire da cosa derivasse tale suo malessere.
Si rese poi conto che il parroco, tale padre Tommy, lo stava fissando.
Stephen volse lo sguardo affianco a sé ma vide alla sinistra la nonna a testa china, concentrata nella preghiera, e a destra si ricordò di non avere nessuno, poiché egli stesso chiudeva la fila.
Allargò i suoi orizzonti e notò come tutti fossero intenti a recitare le preghiera, come un buon cristiano, d'altronde, dovrebbe fare. Appurò quindi di essere l'unico a non muovere nemmeno mezzo labbro e di essere completamente estraneo a quella litania che tutti recitavano.
E il parroco l'aveva scoperto!
Imbarazzato, Stephen cercò di voltare lo sguardo altrove ma era come attratto dal fare deciso del nuovo parroco che di lì a poco, inizio a recitare il suo sermone. Per quanto il giovane cercasse di seguire quel discorso intricato sulla fede, sul male e sulla vita, non riuscì a capirne il senso. Eppure si sforzò di cogliere il messaggio che, però, non arrivò mai.
Prese la parola il "don" che fino a quel momento aveva svolto il ruolo di assistente al parroco.
Stephen si aspettava un discorso che anch'egli, per niente fedele, potesse capire. Ma la sua attenzione venne attirata dalla cadenza lineare, apatica, dell'uomo di chiesa e fece quasi pensare al giovane che, in mancanza di un assistente umano, dal Vaticano avessero provveduto alla costruzione del "Don Robot".
La sua mente stava viaggiando, forse troppo, e a riportarla all'ordine ci pensò l'inizio della cresima.
I fedeli, tutti vecchini ottantenni, quasi si lanciarono verso il parroco come fossero stati invitati a partecipare ad un banchetto strabordante di leccornie.
Stephen non capiva e il senso di disagio cresceva.
Era un alieno, completamente estraneo a quel posto.
E tutti se ne erano accorti.
Avvertì centinaia di occhi puntati addosso. Si sentì accerchiato, oppresso e sempre più piccolo. Quando si accorse che i fedeli non stavano osservando lui, bensì erano impegnati ad onorare la "Santa Vergine Maria", rappresentata nel quadro appeso proprio nella parete dietro a Stephen.
La messa finì di lì a poco e il giovane guadagnò immediatamente l'uscita.
Pensò di aver passato una mezz'ora da incubo, sacrificandosi per una giusta causa.
La sua coscienza ne uscì lavata a 60° ma, cosa ben più importante, trovò il pitch per il suo prossimo bestseller.




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