lunedì 24 giugno 2013

Sapore di mare, sapore di niente



8.00 AM.
Puntuale come un orologio svizzero.
Già ventisette gradi sulla colonnina del termometro e l'aria appiccicosa certifica che l'estate è improvvisamente arrivata. 
Come un miraggio, all'orizzonte, intravedo la spiaggia e l'infinita massa d'acqua del mare. Accelero il passo.
Appena il piede affonda nella sabbia fine e già calda, vengo investito da un nugolo di ricordi che mi fa sorridere come un ebete. A quell'ora, per fortuna, sul bagnasciuga ci sono una decina di persone, quasi tutti anziani. Posso quindi placidamente continuare a sorridere come un cretino quando cerco il giusto pezzo di sabbia  dove cercare di piazzare l'ombrellone, sorridere ancora quando con un colpo solo infilzo l'ombrellone  a terra manco fossi Armstrong sbarcato sulla Luna, sorridere sempre più insistentemente, badate bene, sempre come un cretino, quando mi denudo e una volta in costume srotolo il telo da mare sulla sabbia. 
Che cos'è che mi fa sorridere in questo modo? I ricordi, i piacevoli ricordi di un'infanzia al mare che la mia mente, vittima del corto circuito causato dai sensi olfatto, tatto e vista, è andata a ripescare rovistando in cassetti impolverati e tana per neuroni ormai rincoglioniti.
Ero un bambino assai gracile ma vispo come un'ape irritata. Adoravo passare ore in acqua, tra tuffi e scherzi agli amici, sostare comodamente all'ombra (eh, sì, già da ragazzino) per costruire castelli di sabbia, leggere fumetti o gustare un bel pezzo di pizza rossa. E, perché no, quando riuscivo a rubarlo a mio fratello, anche ascoltare il rarissimo Walkman, il nuovissimo e fiammante mangianastri. C'era interazione tra le persone allora, c'erano giochi sulla spiaggia (dalle racchette, alla palla), c'erano le partite al biliardino del chioschetto (bar), c'erano le risa, i volti allegri e le uniche urla erano quelle di gioco. Erano gustose giornate di mare.
Mi accorgo di essermi addormentato, perché apro gli occhi, disturbato dall'ombra di una sagoma scura, piazzata proprio contro luce, il che ne rende il volto indistinguibile. Capisco che è un venditore ambulante per via del suo italiano approssimativo e dalla solita tattica di vendita. Cordialmente ringrazio, non mi serve nulla. Ancora divertito dai ricordi, mi guardo attorno. Niente racchette, niente palla. Sono vietati giochi sulla spiaggia, disturberebbero i bagnanti. Niente chiosco, niente biliardino. Sulla spiaggia libera non c'è bar. Ci sono i genitori, isterici, che sgridano i figli sporchi di sabbia fin sulla testa, rei di essersi divertiti troppo a dare vita a palazzi fantastici. 
Strascichi delle uniche, chiassose, interazioni. 
I ragazzini sono numerosi, ridono, ma meno di prima. Sono incantati da ipad e cellulari, d'altronde il loro papà è il re degli imbambolati tecnologici.
Capisco quanto il sapore di una giornata al mare sia diventato insipido. 
Però io ci sono ancora, con il mio walkman, i fumetti e la pizzetta rossa. Ci sono, sono ancora un ragazzino anni '80 e non smetto di sorridere. 
Quel sapore, per me, non è mai andato via.

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