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venerdì 21 giugno 2013

Bande Dessinée 1 - Fumetto italiano 0

Palla al centro!
A Cannes 2013 si aggiudica la Palma d'Oro il film "La vie d'Adele 1 & 2", del franco tunisino Abdellatif Kechiche, ispirato al fumetto francese (o bande dessinée) intitolato "Le bleu est un couleur chaude", creatura dell'artista Julie Maroh, che affronta la spinosa (aggettivo utilizzato per i bigotti) questione dei matrimoni gay, in questo caso tra le due protagoniste.
Un film che ha decisamente ammaliato la giuria al completo, su tutti lo statunitense Steven Spielberg. Quindi un fumetto diventa film e vince un prestigioso riconoscimento internazionale.



Fosse accaduto ad un film italiano, tratto da una delle opere che i grandi artisti (Pratt, Bonelli, Pazienza e chi più ne ha più ne metta) ci hanno lasciato in eredità, noi degli addetti ai lavori avremmo forse parlato di "rivincita del fumetto italiano". Rivincita su quel pubblico di denigratori di questa nobile arte, a cui affibbiano l'epiteto di "giornaletti per bambini". Quante volte avrete dovuto sopportare la classica domanda rivoltavi da amici e parenti : "Ancora leggi quelle cose? Ma non sei un po' grandino?" Gli stessi che poi si entusiasmano per una pellicola Marvel, Dc o Vertigo (sempre Dc), pur non sapendo che sono case editrici di comics di fama mondiale.
Ma l'Italia dei balloon dov'è?
Abbiamo vagonate di capolavori, di serie a fumetti che potrebbero diventare film o serie televisive di sicuro successo, i cui soggetti potrebbero essere scritti da un Roberto Recchioni, in forma fantastica (leggetevi l'edizione figa di "Mater Morbi", uscita da pochissimo), o da un Matteo Casali (migrato anche in DC) qualsiasi (!). Pensiamo ai "soli" Tex, Dylan Dog, Corto Maltese, Martin Mystere, Brandon, Nathan Never che hanno entusiasmato generazioni di appassionati e tutt'ora tengono alta l'asticella delle vendite (crisi permettendo). Martin Mystere divenne un cartone animato che, ahimè, ricordava ben poco l'investigatore dal muso duro. Ecco, parliamo anche di animazione. In questo campo, noi italiani, sembra che cerchiamo di imitare (con risultati mediocri) prodotti d'oltre oceano piuttosto che creare una nostra identità artistica. E sì che anche qui, di materiale su cui sbizzarrirci, ce ne sarebbe. I recentissimi A PANDA PIACE di Giacomo Bevilacqua (che divenne una sorta di jingle natalizio su LA7) o LA PROFEZIA DELL'ARMADILLO (arrivato alla sua sesta ristampa, edizione BAO Publishing) di Zerocalcare, ne sono l'esempio.
Qualcosa però sta cambiando, si avverte nell'aria.
All'ultima edizione di Lucca Comics and Games (fiera internazionale allestita come un mercatino cittadino, nulla a che vedere con la rinomata fiera di Angouleme) il padiglione delle "case editrici indipendenti", oltre che assalito da un discreto viavai di gente, era pieno zeppo di cose interessanti, che sfondavano i rigidi canoni che , nell'ombra, molto spesso influenzano (sigh!) sul nascere gran parte delle storie pubblicate in Italia (mai toccare vaticano e bambini).
Piccole realtà si stanno facendo conoscere a suon di gomitate.
Solo per citarne un paio, CRAZY CAMPER del grande Tommaso De Stefanis o CYRANO COMICS (e potrei continuare con PRO GLO EDIZIONI, ABSOLUTE BLACK, ecc...).
Bella l'iniziativa delle TRUCKERS, dietro il cui nome così "d'impatto" si celano le sette (non proprio sconosciute) artiste : EloElo, Sara Pichelli, Elena Casagrande, Arianna Florean, Giovanna Niro, Claudia SGI, Claudia Balboni.
Insomma, attendiamo tutti la tanto attesa svolta del mercato italiano e per questo confidiamo nella generazione di artisti nati proprio negli anni in cui la storia vide il passaggio dalla "vecchia" disco music, alla nuova, moderna e più frizzante (nonchè colorita, Ivana Spagna docet) dance music anni '80. Barry White e Gloria Gaynor lasciarono spazio a pischelli quali Michael Jackson, Whitney Houston, Diana Ross e Depeche Mode.
Siccome la storia si ripete, speriamo si dia una mossa!

lunedì 23 aprile 2012

Aprile, dolce (non) dormire



Come ogni lunedì si torna al lavoro ma, per chi preferisce saltare lunghe pause (quelle di uno o due giorni), perchè logoranti alla continuità mentale di uno sceneggiatore, o per chi ignori il significato di "godersi un bel weekend", il lunedì risulta essere un giorno come un altro. Ci si avvicina a passi da gigante alla più importante fiera fumettistica nostrana, quella di Lucca si intende. Quindi, sgomitando tra progetti e storie brevi, si preparano anche le storie per quel "trittico" intenso di giornate di permanenza nella bella città toscana, puntando a tornare vincitore, editori permettendo, è ovvio.
Vi starete chiedendo : "Ma la fiera non è dal 1 al 4 novembre 2012?", "Non ti sarai mosso un tantino in anticipo?"
Forse avete ragione ma considerate che il "mercato" dei disegnatori è, come dire, pazzo. Per chi è alle prime armi, trovarne di bravi e disponibili, ma soprattutto professionali (elementi in estinzione che considerano sacra la parola data), è sempre abbastanza difficile ma non impossibile, intendiamoci. Per realizzare un progetto è quindi necessario sputare sangue e sudare tante maglie (quanto la faccio tragica). Ma questo lo si fa in due, sceneggiatore e disegnatore a braccetto. Sì perchè, a differenza di quanto la realtà illustri la difficile convivenza e la mal sopportazione tra questi due artisti "fumettari", è lo stretto (buon) rapporto tra questi che determina il successo o, al contrario, l'insuccesso di una storia. Basti pensare ai capolavori di Alan Moore che, senza la firma e la stretta collaborazione di disegnatori del calibro di Dave Gibbons o di David Lloyd, non sarebbero forse risultati tali. Sceneggiatori e disegnatori nascono e muoiono sullo stesso piano. A mio avviso, chi si sente superiore all'una o all'altra categoria, considerandole solo la mente o il braccio, non può considerarsi un vero artista di fumetti. 
Espletati i miei pensieri direi che è ora di tornare al lavoro. A breve posterò alcune news sulle storie attualmente in fase di realizzazione grafica.

Ah, dimenticavo di consigliarvi questi due fumetti freschi freschi di lettura : 

Just a Pilgrim, di Garth Ennis e Carlos Ezquerra
Gipsy, di Smolderen e Marini


domenica 6 novembre 2011

Sartana, il pistolero kitsch.


Erano quasi le due di questa notte quando mi sono infilato sotto alle coperte, ho preso in mano SCARLET di Bendis e Maleev e, come da abitudine, ho acceso la tv. Sì perchè quando leggo ho bisogno di rumore in sottofondo, questo mi aiuta a ricordare che c'è una realtà scomoda da cui isolarsi, nel miglior modo possibile.
Quello che passa in televisione però mi distrae. Sento un gringo, degli spari e un rumore di zoccoli; incuriosito dapprima sbircio timidamente quel film, a me sconosciuto, da dietro al fumetto, poi l'interesse prende il sopravvento e Scarlet finisce a pancia in su, al mio fianco. Tre minuti e il film viene interrotto dalla solita tediante pubblicità. Riprendo a leggere. Poco dopo il film rinizia e io riabbasso il fumetto. Le immagini che mi trovo davanti però sono sconvolgenti. Io, appassionato dei capolavori di Sergio Leone dove un fantastico Clint Eastwood faceva la parte del pistolero, che credevo di potermi gustare un bel western, vengo subito disilluso. Il titolo che passa in sovrimpressione recita : "Passa Sartana...è l'ombra della tua morte!". Mi stropiccio gli occhi, mi aiuto avvicinandomi alla televisione e rileggo il titolo che passa una seconda volta in sovrimpressione. Eh sì, penso che possa essere uno di quei titoli in inglese che noi italiani sappiamo tradurre in modo molto fantasioso (basti pensare a DUE DATE, tradotto in italiano PARTO COL FOLLE), poi però leggo il labiale degli attori che parlano in italiano ma sono doppiati, in maniera comunque scadente. Passano trenta secondi e un campo lungo mi rivela che il film, del 1969, forse è stato girato nelle campagne di qualche regione brulla italiana. Nulla di male fin qui, anche se un pò rattristato nel vedere certe schifezze, penso che anche il "maestro" Sergio Leone ha girato parte dei suoi film nelle campagne nostrane, ottenendo i risultati che in molti avete potutto constatare. Prendo fiducia e rimango lì impalato a guardare e ad assistere a dialoghi sterili, fino all'entrata in scena del pistolero Sartana, il protagonista. Appare in giacchettina blu scuro, che copre la "panza" (i bottoni della camicia a scacchi faticano a resistere alla pressione) e pettinatura biondastra; non un segno di polvere o una goccia di sudore sulla sua fronte (lo sappiamo utti quanto fosse fresco il clima nelle lande desolate del west). Eccolo il pistolero kitsch, mi dico. Riprendo in mano SCARLET e rinizio così a leggere in compagnia della mia nostalgia per Leone ed Eastwood. Io che fino a poco tempo fa i western li odiavo.

venerdì 28 ottobre 2011

Sceneggiatore, ufficiale!

Da questa mattina sulla mia testa pende una qualifica, quella di sceneggiatore. Per ora la cosa è attestata esclusivamente su carta (un bel diploma in filigrana, complimenti alla Scuola internazionale di Comics, professionale fino in fondo); presto, però, diventerà anche di fatto. Perciò, per poter leggere una delle mie storie brevi, vi chiedo di pazientare fino a gennaio


E ora ci si prepara, Lucca Comics & Games nel mirino!